Questa è l’ora della generosità

autore: Pierluigi Bianchi Cagliesi
pubblicato il: 7 Luglio 2025

Viviamo tempi decisivi, carichi di tensioni spirituali e morali. Ogni giorno ci pone di fronte a scelte che rivelano da quale parte del campo di battaglia desideriamo combattere: da quella del mondo, che esalta il culto del sé, o da quella del Signore, che ci invita al dono, al sacrificio e alla verità.

La grande lezione di Sant’Agostino, nel suo trattato La città di Dio, ci offre una visione limpida e profonda di questa lotta eterna tra due amori: l’amore di sé fino al disprezzo di Dio, e l’amore di Dio fino al disprezzo di sé stessi. In questa dinamica si gioca tutta la storia dell’umanità. La teologia della storia, infatti, non è un concetto astratto, ma un appello concreto alla coerenza e alla testimonianza personale nella vita quotidiana.

Per approfondire il pensiero di Sant’Agostino su questo tema centrale, è utile leggere una sintesi completa del trattato La città di Dio, disponibile su augustinus.it.

L’appartenenza che si dimostra con la vita

Questa è l’ora della generosità. Un tempo in cui non basta dichiararsi cristiani: occorre dimostrarlo. Non con parole o etichette, ma con una vita segnata dalla fedeltà, dal sacrificio e dall’amore per la verità nella carità. La nostra impronta deve essere chiara, visibile, coerente. La battaglia tra le due città non è finita: è presente e urgente.

Testimonianze di carità eroica

Storia e attualità ci offrono esempi preziosi, come quello di una famiglia aristocratica bavarese che, durante la Riforma protestante, mise a disposizione i propri edifici per ospitare cattolici perseguitati. Un gesto cristiano, gratuito, che chiedeva in cambio solo una semplice preghiera quotidiana. Una catena invisibile di carità e comunione spirituale che ha lasciato un segno indelebile nella memoria del cattolicesimo tedesco.

O il caso di un industriale danese cattolico che ha acquistato e restaurato chiese abbandonate, restituendole alla liturgia e al culto. Anche qui, la generosità non è teorica, ma concreta. È un atto che riconsegna spazi sacri alla comunità e onora Dio.

Non rimandare: il tempo del bene è adesso

Queste azioni ci richiamano a una verità fondamentale: il bene va compiuto quando serve, non dopo. San Giovanni Bosco lo diceva chiaramente: “Il bene, per essere vero, deve essere fatto bene e al momento giusto.” Quando la situazione precipita, quando il male si è già diffuso, certe azioni perdono forza. Non servono più.

Gesù stesso, nel Vangelo, ci ammonisce con parole misteriose ma chiarissime: “A chi ha sarà dato, a chi non ha sarà tolto anche quello che ha.” (Mt 13,12). Un principio che riguarda i doni, le possibilità, i mezzi: se li usiamo per la gloria di Dio, si moltiplicheranno. Se li tratteniamo per noi, senza carità, andranno persi.

La più alta forma di carità: difendere la verità

La carità più grande non è soltanto il sostegno materiale, ma la difesa della verità, che non è la nostra verità — spesso il risultato del nostro egoismo o di una visione farisaica e ipocritamente formale del messaggio cristiano — ma è la verità nella carità, che non si impone mai ma si propone, si offre, si dona. Una carità spirituale, nascosta, ma potentissima. Chi oggi lotta per la verità spesso paga un prezzo alto: perde agi, prestigio sicurezza, ma sperimenta anche l’azione misteriosa e potente della Provvidenza, che non abbandona chi rimane fedele.

Questa è l’ora della generosità. Un tempo in cui chi può — con tempo, denaro, competenze, disponibilità — è chiamato a sostenere opere buone, realtà fedeli, iniziative di apostolato. È una chiamata personale e comunitaria. Un’opportunità irripetibile per entrare nella logica del dono.

Beati i generosi

Beati coloro che oggi sapranno staccarsi dalle cose materiali per abbracciare il mistero del bene compiuto per amore di Dio. Beati coloro che non aspettano il “momento perfetto”, ma agiscono ora, quando c’è bisogno, quando costa. Beati coloro che, nel silenzio, costruiscono la città di Dio, anche tra le rovine della città degli uomini.

Questa è vera appartenenza a quell’esercito spirituale di cui parlava Sant’Agostino. Anime che vivono per Dio, nel disprezzo del proprio ego e del mondo, e nel riconoscimento umile dei talenti propri e altrui senza invidie e senza gelosie. Anime che si riconoscono nella carità che difende la verità, nella generosità che serve senza clamore, nella fedeltà che resiste alla prova.