L’importanza di onorare i defunti

autore: Pierluigi Bianchi Cagliesi
pubblicato il: 1 Novembre 2025

Laudetur Jesus Christus, cari amici.

In questo tempo in cui la società sembra aver smarrito il senso del sacro e della memoria, è urgente riscoprire l’importanza di onorare i defunti. Non si tratta solo di un gesto affettuoso o di una tradizione, ma di un dovere spirituale che ci lega profondamente alle anime sante del Purgatorio e a tutti coloro che ci hanno preceduto nella fede e nella vita.

Suffragare i defunti significa compiere atti concreti di carità spirituale: pregare per loro, far celebrare sante messe, offrire sacrifici e atti di devozione affinché il Signore affretti il tempo della loro purificazione. Ma oltre al suffragio, abbiamo il dovere di onorarli. Onorare i defunti è un atto che affonda le radici nel comandamento divino: “Onora il padre e la madre”. Questo onore non si esaurisce con la loro vita terrena, ma continua anche dopo la morte, nel ricordo, nella preghiera, nella visita ai luoghi dove riposano i loro corpi.

Le anime del Purgatorio sono anime sante, già salve, che stanno completando il loro cammino verso la gloria eterna. Santa Faustina Kowalska ci ricorda nel suo diario spirituale che queste anime mantengono un legame profondo con chi le ricorda e prega per loro. Gioiscono nel vedere che non sono state dimenticate, che il filo della comunione non si è spezzato. E questo legame si rinnova ogni volta che visitiamo un cimitero, ogni volta che recitiamo il santo rosario o la coroncina alla Divina Misericordia, tanto amata dalle anime purganti.

Pensiamo ai nostri genitori, ai nonni, agli amici, ai benefattori, a tutte le persone che ci hanno fatto del bene. Il loro ricordo deve essere vivo, alimentato dalla gratitudine e dalla preghiera. Anche il corpo, che è stato tempio dell’anima, merita rispetto. Visitare una tomba non è solo un atto simbolico, ma un gesto di amore e di fede: quel corpo, un giorno, si ricongiungerà all’anima nella resurrezione finale.

Purtroppo, oggi assistiamo a un abbandono doloroso: i cimiteri si svuotano, le nuove generazioni non sentono più il bisogno di visitare i defunti. Si vive come se tutto finisse qui, in una visione materialista e atea che recide ogni legame con la vita eterna, con la patria, con le tradizioni. È il dramma della nostra epoca: persone che non sanno da dove vengono e non sanno dove vanno.

E allora, che fare? Dobbiamo risvegliare in noi il sentimento profondo che ci lega ai nostri defunti, alle anime sante del Purgatorio. Dobbiamo ravvivare le radici spirituali che ci uniscono a loro, compiere atti di riconoscenza, chiedere la grazia di ritrovare quel legame che ci prepara al ricongiungimento eterno con Dio. Perché, se non ci salveremo, avremo fallito il vero scopo della nostra vita.

Onorare i defunti è un atto di fede, di amore, di speranza. È il segno che non tutto è perduto, che la comunione dei santi è viva, che la nostra storia personale e spirituale ha un senso. E che, se saremo fedeli, ritroveremo un giorno tutti coloro che ci hanno amato e che abbiamo amato, nella luce eterna del Paradiso.

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