Il fondamento della vera umiltà

autore: Pierluigi Bianchi Cagliesi
pubblicato il: 6 Settembre 2025

In tempi di confusione, smarrimento e prove interiori, è necessario tornare alle radici della santità per ritrovare orientamento. I santi, con la loro vita luminosa, ci indicano la via della perfezione cristiana, non come un ideale astratto, ma come un cammino concreto da percorrere ogni giorno. Tra questi, San Francesco d’Assisi è forse il più emblematico: maestro di umiltà, di carità, di semplicità, capace di parlare al cuore anche nei momenti più oscuri.

Uno degli episodi più significativi della sua vita è narrato nei Fioretti, raccolta di aneddoti scritti dai frati che lo conobbero. In uno di questi, frate Masseo interroga San Francesco con una domanda ripetuta tre volte: “Perché a te? Perché a te? Perché a te?” — perché il mondo intero lo segue, lo ascolta, lo venera, pur non essendo bello, colto o nobile. La risposta di Francesco è un capolavoro di verità spirituale: Dio ha scelto lui proprio perché è il più vile, il più insufficiente, il più grande peccatore. Perché attraverso ciò che è piccolo, Dio manifesta la sua grandezza.

Questa triplice domanda e la triplice risposta sono profondamente simboliche. L’umiltà, infatti, non è solo una virtù morale: è la consapevolezza del proprio nulla, del fatto che ogni bene, ogni grazia, ogni dono viene da Dio e non dalla creatura. L’umile non si appropria di ciò che riceve, ma lo riconosce come dono gratuito. Come diceva San Luigi Maria Grignion de Montfort, appropriarsi dei doni di Dio è come rubare ciò che non ci appartiene.

San Francesco viveva questa verità con radicalità. La sua umiltà non era ostentata, ma incarnata: si faceva servo dei servi, lavava i piedi ai frati, accettava le umiliazioni, si mostrava dolce con tutti, adattandosi ai costumi di ognuno. Il beato Tommaso da Celano lo descrive come splendido nella sua innocenza, puro nel cuore, pronto nell’obbedienza, angelico nell’aspetto, santo tra i santi e peccatore tra i peccatori.

Riscoprire l’umiltà oggi significa ritrovare un punto fermo nella tempesta. È l’ancora che ci trattiene dal cadere in errori spirituali, è la virtù che ci protegge, che ci guida, che ci salva, la virtù che, se riusciamo a custodire e anche ad approfondire e a far crescere costantemente in noi, ci trattiene e ci impedisce di fare cose che potrebbero essere pericolose e forse letali nella nostra vita spirituale. In un mondo che esalta l’apparenza, il successo e l’autoreferenzialità, l’umiltà ci ricorda che la vera grandezza è nel riconoscere la propria piccolezza e nel lasciar agire Dio.

Che la Vergine Maria, San Giuseppe e San Francesco d’Assisi ci aiutino a custodire e far crescere questa virtù, fondamento di ogni santità. Perché solo chi si fa piccolo può essere innalzato. E solo chi si riconosce nulla può essere riempito di grazia.

“Il frutto dell’umiltà e del timore del SIGNORE è ricchezza, gloria e vita.” Proverbi 22:4.