Laudetur Jesus Christus, cari amici.
Viviamo tempi inquieti, eppure non privi di segni. La storia della salvezza ci insegna che Dio non punisce mai senza prima ammonire. Prima dei grandi castighi, accadono sempre fatti simbolici: eventi che sembrano piccoli, ma che parlano forte. Sono come campane che suonano per svegliare le coscienze, per richiamare alla conversione, per scuotere l’indifferenza.
Pensiamo al diluvio universale: prima che le acque sommergessero la terra, Noè costruì l’arca sotto lo sguardo incredulo dei suoi contemporanei. Un gesto simbolico, apparentemente assurdo, ma carico di significato. Così anche oggi, in un mondo che si allontana da Dio, accadono fatti che sembrano marginali, ma che in realtà sono segnali. Segni che ci dicono: “Fermatevi. Convertitevi. Tornate al Signore.” Questo schema si ripete nella storia della salvezza: prima dei grandi castighi, Dio ammonisce con segni e richiami, come ben illustrato in questo approfondimento sui castighi di Dio nella Bibbia.
Viviamo in un tempo in cui il peccato non solo non è più riconosciuto come tale, ma viene esaltato, celebrato, persino imposto. Le leggi si piegano all’ideologia, la verità viene oscurata, e il male si traveste da bene. In questo scenario, i fatti simbolici si moltiplicano: incendi che devastano chiese, processioni interrotte da violenze, sacrilegi taciuti, e perfino la natura che sembra ribellarsi. Tutto parla, tutto ammonisce.
Ma il cuore dell’uomo è diventato sordo. Non ascolta più. E allora, come nella storia di Sodoma, si avvicina il tempo in cui Dio, nella sua giustizia, permette che l’uomo raccolga ciò che ha seminato. Non per vendetta, ma per amore: perché anche il castigo, nella pedagogia divina, è un’ultima chiamata alla salvezza.
Non possiamo restare spettatori. Non possiamo limitarci a commentare i fatti come se fossimo cronisti del male: siamo chiamati a leggere i segni dei tempi con occhi spirituali, a riconoscere nei fatti simbolici un linguaggio che ci interpella. La Madonna, nelle sue apparizioni, ci ha sempre avvertiti: “Convertitevi, pregate, fate penitenza.” E ha pianto. Le sue lacrime sono il simbolo più eloquente di un amore ferito, ma ancora speranzoso.
Oggi più che mai, dobbiamo rispondere. Con la preghiera, con la riparazione, con la testimonianza. Dobbiamo essere sentinelle del mattino, capaci di vedere oltre l’apparenza, di leggere i fatti alla luce della fede. Perché nulla accade per caso. E se i segni si moltiplicano, è perché il tempo stringe.
Non lasciamoci ingannare da chi dice “tutto va bene”. Non va tutto bene. Ma tutto può ancora essere salvato, se ci convertiamo. Prima dei grandi castighi, Dio ci parla. Sta a noi ascoltare.
