La misteriosa promessa dell’Ave Maria di Don Bosco

autore: Pierluigi Bianchi Cagliesi
pubblicato il: 25 Giugno 2025

Laudetur Jesus Christus, cari amici. È con cuore grato che oggi voglio condividere con voi una riflessione intensa e, per molti, ancora sconosciuta: la straordinaria promessa legata alla recita dell’Ave Maria durante la consacrazione della Santa Messa, secondo quanto trasmesso da San Giovanni Bosco.

Il cuore di questa devozione affonda le radici nel lontano 4 febbraio 1861, durante un ciclo di esercizi spirituali tenuti da Don Bosco presso il seminario di Bergamo. Fu lì che il santo piemontese suggerì ai presenti un gesto apparentemente semplice ma carico di significato: recitare l’Ave Maria proprio nel momento solenne della consacrazione, quando il pane e il vino diventano il Corpo e Sangue di nostro Signore Gesù Cristo.

Molti potrebbero considerare questa proposta come un’interruzione alla sacralità del momento liturgico. Tuttavia, chi conosce profondamente il legame spirituale tra Cristo e la sua Santissima Madre intuisce immediatamente la portata di questo gesto. Don Bosco non era nuovo a esperienze spirituali profonde, visioni, intuizioni profetiche, e soprattutto a un’intima e costante unione con Maria.

Durante uno di questi momenti di preghiera intensa, Don Bosco chiese alla Madonna una grazia speciale: poter condurre con sé in Paradiso un gran numero di anime. E la risposta fu sorprendente: «Ti prometto che avrai presso di te in Paradiso migliaia e migliaia di anime.» Una promessa incredibile, che non restava confinata a lui solo, ma che si estendeva a tutti coloro che avrebbero fatto propria la pratica di recitare l’Ave Maria durante la consacrazione.

Uno dei testimoni più eloquenti di questa tradizione fu Stefano Scaini, giovane chierico e devoto discepolo di Don Bosco. Dopo aver adottato con fervore questa preghiera, nel gennaio 1862 si recò a Torino per chiedere conferma al Santo della sua promessa. La risposta fu chiara e serena: «Continua a recitare quella preghiera e ci troveremo insieme in Paradiso.» Un incoraggiamento potente, che ribadisce come fede e costanza siano le chiavi per attingere alle grazie più grandi.

Recitare l’Ave Maria in quel momento liturgico non è solo una manifestazione di devozione mariana, ma diventa un atto di fiducia radicale nella sua intercessione, un abbandono totale alla sua guida materna. Don Bosco ci ha insegnato che dietro questo piccolo gesto si cela una forza spirituale immensa, capace di orientare le nostre anime verso il Cielo.

È bene ricordare che il Corpo di Cristo è formato dalla carne e dal sangue della Vergine Maria, come sottolineavano anche i santi mariani come San Luigi Maria Grignion de Montfort. Nella Santa Comunione, quindi, noi accogliamo Cristo e, in un certo senso, anche la presenza mistica della Madonna.

Cari amici, questa promessa non è magia, ma una chiamata concreta alla fede, alla semplicità dell’amore verso la Madonna, alla speranza che ci affida Don Bosco: che una sola Ave Maria, recitata nel momento più sacro, possa aprirci le porte del Paradiso.

Recitiamola, allora, con cuore sincero e fede viva. È una via semplice ma sicura, un dono che attraversa i secoli, una voce che ancora oggi ci invita dolcemente: «Ci troveremo insieme in Paradiso.»