Tornare a Dio si può fare: il Costa Rica come il Salvador

autore: Pierluigi Bianchi Cagliesi
pubblicato il: 25 Maggio 2026

Laudetur Iesus Christus.

In un tempo in cui l’Occidente sembra incapace perfino di pronunciare il nome di Dio senza imbarazzo, accadono invece, dall’altra parte del mondo, fatti che hanno il sapore dell’imprevedibile e del soprannaturale, quasi lampi che squarciano la coltre di confusione che grava sul nostro tempo. Due paesi dell’America Latina – il Salvador e il Costa Rica – mostrano, con modalità diverse ma convergenti, che tornare a Dio non solo è possibile, ma produce frutti immediati, visibili, concreti, come se il cielo rispondesse con una rapidità che sorprende perfino i più scettici.

Il primo segno è quello del Salvador, dove il presidente Bukele ha avuto il coraggio di affrontare un sistema criminale che aveva trasformato il paese in un territorio invivibile, consegnandolo alla violenza delle bande e al terrore quotidiano. La repressione decisa, accompagnata da un affidamento pubblico alla Santissima Vergine e poi a San Michele Arcangelo, ha prodotto un cambiamento che nessun analista politico avrebbe mai osato prevedere: il crollo della criminalità, la fine del dominio dei narcotrafficanti, la rinascita di una vita sociale normale. Un paese che era simbolo di disperazione è diventato, in pochi anni, uno dei più sicuri dell’America Latina. E tutto questo mentre l’Occidente continua a ripetere che la fede non serve, che la religione è un fatto privato, che la politica deve essere “neutrale”.

Il secondo segno, altrettanto sorprendente, arriva dal Costa Rica, dove la nuova presidente, Laura Fernández, appena insediata, non ha scelto i soliti discorsi intrisi di ideologia, né le liturgie del politicamente corretto che in Europa vengono ripetute come un mantra. Ha scelto invece di recarsi nella Basilica della Virgen de los Ángeles, di commuoversi davanti all’immagine della Madre di Dio e di consegnare simbolicamente la fascia presidenziale alla Vergine, affidando il suo governo alla sua intercessione. Un gesto che da noi scatenerebbe accuse di oscurantismo, clericalismo, integralismo; un gesto che invece, in Costa Rica, è stato accolto con commozione, con fede, e con la consapevolezza che solo riconoscendo un’autorità superiore si può governare con giustizia.

Nostra Signora degli Angeli, a sinistra; la nuova presidente del Costa Rica, Laura Fernández, depone la fascia presidenziale. | Crediti: Basilica di Nostra Signora degli Angeli; Ufficio Comunicazioni della Conferenza Episcopale del Costa Rica. Da ewntnews.com.

E mentre l’Europa si vergogna delle sue radici e cancella i simboli cristiani, deridendo la fede e consegnandosi ad un laicismo trito che ha oramai il sapore della decomposizione, questi due paesi mostrano che la via d’uscita dalle crisi più profonde non passa dalle ideologie, né dalle strategie economiche, né dalle ingegnerie sociali, ma da un atto semplice e radicale: riconoscere che Dio esiste, che guida la storia e interviene quando gli si apre la porta. Lo ha ricordato anche il vescovo di Cartago, Monsignor Javier Román, affermando che chi riconosce una verità superiore comprende anche i limiti del potere e la responsabilità morale dell’autorità. Parole che in Europa suonerebbero come provocazioni, ma che in Costa Rica sono state accolte come un ritorno al reale.

Il punto è tutto qui: quando un popolo, o chi lo guida, compie un atto di affidamento sincero, il cielo risponde. Lo ha fatto a Fatima, lo ha chiesto al Sacro Cuore per la Francia, lo ha ricordato in mille modi lungo la storia della Chiesa. E lo fa oggi, in due paesi che nessuno avrebbe immaginato protagonisti di una riscossa spirituale. Per questo possiamo dire che tornare a Dio si può fare, e che quando lo si fa con coraggio, la grazia non tarda. Che il Signore benedica il Salvador e il Costa Rica, e conceda anche all’Italia la forza di risvegliarsi dal torpore e di ritrovare la strada che porta alla vita.

Questo blog si sostiene con il contributo dei lettori. Se riconosci valore nel nostro impegno, puoi sostenerci con una donazione