C’è qualcosa di misterioso nel suono della voce e questo mistero è contenuto in tutte le cosmogonie da quella greca del “Logos” al Tao cinese; dall’ “Om” induista alle cosmologie africane: in tutte l’archetipo, che dà origine alla creazione, è il suono primordiale, la parola creatrice.
Il “Davar” ebraico, il Dio biblico, crea con la parola e la Sua Parola è realtà che determina la vita in tutti i suoi aspetti nella simultaneità aoristica Parola-Creazione. Nel libro della “Genesi” Dio con l’espressione: “Sia Fatta La Luce” realizza l’atto creatore per se stesso. Il Vangelo secondo San Giovanni inizia così: “In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio”. Verbo, “parola”, va inteso come suono o vibrazione sonora primordiale che esiste ab aeterno e che è intimamente connesso col divino e che del divino è espressione fecondante. Anche secondo la cosmologia dell’antico druidismo europeo, l’universo avrebbe avuto origine da un Suono primordiale, quale riflesso di una Causa prima, che nella sua espansione sotto forma di vibrazione ondulatoria avrebbe creato tutte le cose esistenti. Questo concetto era ben noto agli antichi, tanto che il canto espresso dalla voce umana permetteva di entrare in simbiosi col divino.

Un tempo si cantava in tutti i luoghi di lavoro: i contadini cantavano nelle campagne, le operaie nelle filande, le mondine nelle risaie, e intorno al falò la sera la gente cantava, in città, nelle campagne e nelle montagne. Le chiese si riempivano di canto, diventando il mezzo per rendere sempre più specialistico il canto corale, grazie alla formazione di una compagine professionista qual è quella dei “Pueri Cantores”.
Oggi gli strumenti tecnologici inibiscono fortemente l’espressione spontanea del canto; le chiese si sono svuotate non solo di fedeli ma anche delle voci dell’assemblea che le hanno sempre arricchite di partecipazione e di emozione. La società umana in genere ha perso definitivamente il contatto con quello strumento che la connetteva al Creatore. Eppure oggi sappiamo quanto il canto faccia bene al nostro corpo, alla nostra mente e alla nostra anima.
John Rutter afferma: “Quando canti, mostri la tua anima in forma di canzone e quando ti unisci con altri cantanti il coro diventa più della somma delle singole parti”. Il canto, infatti, crea una risonanza fra l’energia dell’anima e il corpo fisico in uno stato di omeostasi, ossia un equilibrio dinamico che permette al sistema di funzionare in pieno ordine con l’Energia che fluisce eternamente. Imparando, quindi, ad ascoltare il ritmo costante della respirazione nel canto, beneficiamo del respiro universale che informa la nostra vita. Il canto favorisce il sistema immunitario, il rilassamento muscolare, la diminuzione delle tensioni e dello stress e riattiva l’energia della vitalità del sistema cardiovascolare e di tutto l’equilibrio dei meccanismi che regolano il funzionamento del nostro organismo.
Nei Convegni dell’European Choral Association sul canto corale, alcuni maestri internazionali ripetono spesso il mantra che il livello culturale di una città si misura sulla sua capacità di mantenere in vita un coro di voci bianche. Già Confucio diceva: “Se uno dovesse desiderare di sapere se un regno è ben governato, se la sua morale è buona o cattiva, la qualità della sua musica fornirà la risposta”. La musica ha infatti un potere nascosto di influenzare non solo le nostre menti, i nostri corpi e i nostri pensieri, ma anche la nostra società.
La tradizione dei fanciulli cantori, ha origini molto remote, che risalgono al Medioevo con il canto corale sacro. In particolare, questa forma di canto ha una funzione insostituibile nel trasformare la lode in un atto di comunione spirituale profonda, dove la voce dell’uomo si fa strumento dello Spirito. I benefici del canto si intensificano quando si tratta di canto sacro, perché esso attiva non solo dinamiche fisiche e psichiche, ma anche processi profondi di meditazione, contemplazione e apertura dell’anima: come già ebbe modo di sottolineare Sant’Agostino, “qui bene cantat bis orat”. In epoca medievale era la comunità ecclesiastica che si occupava dell’istruzione e del mantenimento delle istituzioni corali di voci bianche. Solo alla fine di questo secolo, e non di tutte le regioni, si è sviluppata una struttura specificatamente dedicata ai bambini cantori, che è tuttora gestita a livello amatoriale o affidata all’improvvisazione del volontariato. Trova invece un gran riscontro istituzionale una simile attività nei Paesi Anglosassoni e in certe Regioni dell’Est.
Custodire la qualità del canto corale di voci bianche diventa pertanto, alle nostre latitudini, un atto di particolare importanza.
È in questa luce che si inserisce l’operato della Schola Cantorum Sancti Michaeli della Fondazione Audentes, il cui obiettivo è recuperare il valore didattico dell’educazione musicale non solamente a livello di conoscenza della materia ma come parte integrante del percorso di crescita, offrendo ai bambini un’esperienza viva di bellezza, gioia e spiritualità incarnata (in modo particolare, ma non esclusivo) nella tradizione del canto liturgico cristiano.

La Schola Cantorum Sancti Michaeli prende parte, oggi, al più ampio contesto del coro “Pueri Cantores” del Veneto, da me creato sul modello di centri importanti e prestigiosi che ho avuto la possibilità di frequentare per studio e curiosità nei paesi che appunto custodiscono questa preziosa eredità, aperto alla partecipazione degli ambienti locali e alle famiglie, per promuovere, potenziare e specializzare la vocalità infantile, in un ambito specificatamente artistico professionista che lavori in sinergia con le realtà scolastiche del comprensorio. In tal modo si recupera il valore didattico dell’educazione musicale non solo a livello di scuola secondaria ma anche e soprattutto come dimensione di vita in cui la coscienza dell’evento sonoro non sia sporadica ma esistenziale.
I bambini, con il loro entusiasmo e la loro sensibilità, rappresentano una forma culturale in divenire che si arricchisce quotidianamente dei contributi delle nuove esperienze e che rivela la sua freschezza d’ispirazione e, se vogliamo, di genialità, costituendo un vero banco di prova della creatività.
