Laudetur Iesus Christus, cari amici.
Viviamo giorni in cui tutto corre, tutto si accelera, tutto precipita con una velocità impressionante. Da una parte assistiamo allo sgretolamento di equilibri che sembravano indistruttibili: imperi politici, unioni sovranazionali, strutture economiche che fino a ieri venivano presentate come colonne eterne del nuovo ordine mondiale. Dall’altra parte, invece, avanza un’azione che ha qualcosa di surreale, quasi di incredibile, per la rapidità con cui si manifesta: l’azione del Presidente Donald Trump, deciso a ridisegnare completamente la mappa del potere globale.
Il mondo che conoscevamo si sta dissolvendo. Le grandi costruzioni ideologiche del secolo scorso, i progetti di unificazione forzata, le architetture politiche nate per dominare i popoli, oggi si sgretolano come castelli di sabbia. E mentre tutto crolla, Trump procede con una determinazione che lascia attoniti: una strategia che sembra coordinata con altre potenze, come la Russia, per ridisegnare gli equilibri planetari.
In questo scenario, alcuni leader mostrano segni evidenti di smarrimento. Il presidente ukraino , Zelensky, in un momento di disperazione, ha pronunciato parole che hanno superato ogni limite, minacciando apertamente il premier ungherese Viktor Orban, dopo il blocco dell’oleodotto Druzhba. Una dichiarazione che ha indignato l’intera regione e che rivela lo stato di follia di chi vede avvicinarsi la fine del proprio potere.
Ma non è tutto. Un altro terremoto scuote il mondo: la crisi del colosso assicurativo Lloyd’s, cuore del sistema finanziario inglese. Lo Stretto di Hormuz, uno dei principali colli di bottiglia del commercio mondiale, è stato classificato come zona di guerra, con mille navi bloccate e un valore di oltre 25 miliardi di crediti assicurativi congelati. E proprio qui si consuma un altro colpo di scena: Trump interviene a gamba tesa, proponendo che le assicurazioni globali passino sotto il controllo delle corporation americane, sottraendo ad Albionia un monopolio che deteneva da secoli.
È un terremoto geopolitico. È un ribaltamento totale degli equilibri mondiali. È un colpo diretto al cuore dell’antico potere anglosassone.
Il primo ministro inglese, Starmer, tenta di reagire, rafforzando la presenza militare nel Golfo e cercando di salvare ciò che resta del prestigio del suo Paese. Ma la realtà è impietosa: la leadership inglese vacilla, travolta da scandali, crisi interne e da un declino che sembra ormai irreversibile.
Nel frattempo, Trump continua a dettare legge. Interviene perfino sulla successione religiosa della Repubblica islamica dell’Iran, dichiarando inaccettabile la nomina del nuovo leader spirituale e affermando che “sarà lui a decidere” chi dovrà guidare il Paese. Una dichiarazione che rivela la portata del suo progetto: non solo ridefinire i confini, ma anche influenzare le strutture interne delle nazioni.
E mentre tutto questo accade, altre potenze tacciono. Il presidente russo, Putin, e il presidente cinese, Xi‑Jin Ping, osservano in silenzio… ma è un silenzio che precede la tempesta. Putin ha già dichiarato che “il tempo degli scherzi è finito”, lasciando intendere che potrebbero arrivare azioni di una portata che pochi possono immaginare.
Cari amici, siamo dentro un terremoto globale. Una tempesta che travolge tutto: poteri, equilibri, alleanze, certezze. Una corsa verso un punto di rottura che nessuno può più ignorare.
Eppure, in questo caos, la Provvidenza di Dio agisce. Gli uomini credono di dirigere la storia, ma sono solo pedine di un piano più grande. Il Signore permette che tutto si acceleri, che tutto crolli, che tutto si riveli per ciò che è: una torre di Babele destinata a cadere.
Dalle macerie emergerà il mondo nuovo. Il Regno di Maria, promesso a Fatima, si avvicina. Un castello che si intravede nella nebbia, un orizzonte che si apre, una civiltà cristiana che rinascerà dalle rovine dell’ordine presente.
Il Sacro Cuore di Gesù torna a brillare. San Giuseppe custodisce le famiglie e prepara il trionfo del Cuore Immacolato di Maria.
Laudetur Iesus Christus.
