C’era una volta la famiglia. Anzi, no: la famiglia c’è ancora, nonostante tutto. Perché la famiglia non è un’invenzione umana, ma un’istituzione divina. È Dio stesso ad averla voluta, e per questo non potrà mai essere distrutta. Tuttavia, dobbiamo riconoscere lo stato deplorevole in cui oggi versa: abbandonata, disordinata, spesso travolta da spinte esterne che ne sovvertono l’armonia originaria.
Anche nelle famiglie che sembrano unite e serene, siamo spesso lontani da ciò che Dio aveva pensato. Il cuore Immacolato di Maria trionferà, e allora tutto sarà rimesso in ordine; ma oggi, anche la Chiesa – non come istituzione, ma nei suoi governanti – spesso non riconosce alla famiglia il ruolo che le spetta, equiparandola ad altre forme di unione. È una catastrofe spirituale e sociale.
La crisi della famiglia nasce dall’allontanamento dal piano originario di Dio, dalla sua legge e dal suo ordine. Vediamo ruoli ribaltati, insubordinazione, conflitti permanenti: la famiglia, che doveva essere scuola di santità, diventa luogo di fuga e di scontro. Eppure, Dio ha dato un ordine gerarchico: il padre come guida, la madre come equilibrio, i figli come destinatari di educazione e amore, ma anche di obbedienza e rispetto.
Il quarto comandamento – “Onora tuo padre e tua madre” – non è solo un invito all’obbedienza, ma al riconoscimento profondo del ruolo dei genitori. Disonorare i genitori è un peccato grave, oggi purtroppo diffuso. Anche il ruolo tra i coniugi ed in particolare della moglie, spesso oscurato o frainteso, è parte di questo ordine: non supremazia, ma complementarità.
La donna cristiana, madre e moglie, è il meraviglioso centro dell’equilibrio familiare. I salmi la celebrano come figura di virtù, operosa, generosa, capace di trasmettere stabilità al marito e ai figli. Quando questa figura viene distrutta, anche il padre si dissolve, spesso assente o fuggitivo. E la donna si ritrova sola, a ricoprire ruoli che non le competono, generando sofferenza e ribellione.
La famiglia, per vivere secondo il disegno di Dio, ha insomma bisogno di un equilibrio che la sostenga e la renda feconda, fatto di un ordine gerarchico con ruoli diversi ma tutti di pari dignità. Questo equilibrio è mirabilmente illustrato dalla Regola di San Benedetto, che non indulge in astrazioni ma propone una disciplina concreta regolata dalla saggezza umana e cristiana, capace di armonizzare lavoro, preghiera, riposo e relazioni. San Benedetto insegna che se la comunità vive male, anche il singolo ne soffre; e quale comunità è più fondamentale della famiglia? La Regola invita a distribuire i compiti con carità, a condividere la preghiera e il dialogo fraterno, a ridurre l’individualismo e a coltivare insieme la vita spirituale e quotidiana: nessuno abbandonato a se stesso, nessuno svincolato dalla responsabilità verso gli altri.
È un modello che può ispirare la famiglia moderna a ritrovare equilibrio e armonia, e che la Fondazione Audentes, che promuove questo blog, assume come riferimento per la sua struttura e per la visione della vita comunitaria, ricordando che la vita familiare, ordinata e condivisa, diventa scuola di santità e di comunione non solo per sé e per i propri figli ma per tutta la comunità che ruota attorno ad essa.
Ed è proprio in questa prospettiva che, anche in mezzo alla crisi attuale, siamo chiamati a resistere: mantenere le posizioni, restare fedeli al nostro ruolo, nonostante le croci e le spinte contrarie. Immaginare il giorno in cui la famiglia tornerà a essere ciò che Dio ha voluto: cellula viva della società, fonte di santità, di comunione e di ordine, come ci ricorda il modello benedettino.
Non stupisce allora la profezia di suor Lucia di Fatima al cardinale Caffarra: “L’ultimo attacco del demonio sarà contro la famiglia”. Ma abbiamo una certezza: il cuore Immacolato di Maria trionferà, e se ricorreremo alla sua intercessione, anche all’ultimo momento, saremo salvati.
