Laudetur Jesus Christus.
Cari amici, vorrei concedermi con voi una pausa di riflessione, una sosta spirituale per rimettere ordine nella nostra interiorità e recuperare — se possibile — quel bene prezioso chiamato buonsenso. In un mondo sempre più confuso e disorientato, dove le croci e le difficoltà si moltiplicano, attingere tra le pagine della storia della Chiesa alla saggezza dei santi può offrire orientamenti semplici, ma profondi. E tra questi santi spicca con forza luminosa San Filippo Neri: poche regole di buon senso, trasmesse con amore, ironia e profondità, ancora oggi parlano al cuore di giovani e adulti.
San Filippo Neri è stato un grande apostolo dei giovani, un precursore di San Giovanni Bosco. La sua intuizione pedagogica, spirituale e umana si è espressa nella fondazione degli oratori: luoghi di preghiera, formazione e gioia autentica. Oggi molti oratori hanno smarrito questo spirito, diventando centri di solo intrattenimento, privi di riferimento a Dio. Ma per San Filippo l’oratorio era un luogo sacro dove si cresceva nella fede, nella giovialità e nella virtù.
Perché la sua attualità è così viva? Perché ci ha lasciato una sorta di “decalogo” di consigli spirituali che oggi più che mai risuonano con verità e semplicità. In un mondo che cerca il sensazionale e lo straordinario, San Filippo ci riporta alla centralità delle cose ordinarie, vissute con fede. “Beati voi, o giovani, che avete tempo di fare il bene”, ricordava ai ragazzi. Un invito alla responsabilità e all’uso saggio del tempo: chi è giovane ha davanti a sé la possibilità di costruire, seminare, investire nella propria salvezza.

Uno dei suoi motti più noti è: “Il Paradiso non è fatto per i poltroni”. La vita cristiana è serietà, dedizione, lotta. Non è tempo di dormire o cercare scorciatoie. Ma questa serietà non è tristezza: “State allegri, figliuoli! Non voglio scrupoli né malinconie. Mi basta che non pecchiate”.
San Filippo sapeva bene che una coscienza serena, in grazia di Dio, genera una gioia autentica, distante dalle isterie del divertimento vuoto o dall’allegria smodata che conduce alla superficialità. La vera allegria nasce da una vita ben ordinata. Ed è qui che entra in gioco una delle sue massime più sagge: “Schivate l’allegrezza smoderata, perché fa perdere quel poco di buono che si è acquistato”. Un monito a non cercare sempre la risata, lo scherzo, il piacere immediato, ma ad allenarsi alla profondità, alla moderazione, alla verità.
Un altro insegnamento centrale riguarda la pratica della fede. In un’epoca di devozionismo dispersivo, San Filippo invita alla misura: “Non caricatevi di troppe devozioni. Intraprendetene poche e perseverate in esse”. Non serve moltiplicare preghiere se poi mancano costanza, equilibrio e coerenza. Meglio poco ma buono: il Rosario, la Messa, un momento di adorazione. E soprattutto la perseveranza, perché la vita spirituale si costruisce nel tempo.
San Filippo Neri ci ammonisce anche sull’eccesso di zelo: “Non bisogna voler diventare santi in quattro giorni”. La santità è cammino quotidiano, è fatica, è pazienza. Non è slancio momentaneo che si spegne alle prime difficoltà. La perfezione si conquista poco a poco, attraverso fedeltà nelle piccole cose: “Mortificatevi nelle cose piccole per potervi mortificare nelle grandi”. Un principio formidabile di ascesi cristiana: chi è fedele nelle piccole rinunce, saprà affrontare anche le grandi croci.
Uno degli aspetti più delicati e profondi del suo insegnamento riguarda la purezza e la castità. Un tema per tutti, non solo per consacrati o religiosi. “Per conservare la castità è ottimo rimedio scoprire quanto prima i propri pensieri al confessore”, ammoniva. La confessione non è solo un rito, ma un vero strumento di guarigione e di crescita spirituale. Svelarsi per ciò che si è davanti al confessore — che rappresenta Cristo — è un atto di verità e umiltà. E solo chi si umilia sarà esaltato.
Infine, il confessore stesso, secondo San Filippo, non è un giudice che condanna, ma uno strumento di misericordia: “Chi si accusa, Dio lo scusa; chi si scusa, Dio lo accusa”. Confessarsi non significa giustificarsi, ma aprirsi alla verità e all’amore del Padre.
San Filippo Neri: poche regole di buon senso, ma che contengono una sapienza profonda, una via concreta alla santità accessibile a tutti, per vivere come Cristo. In tempi di confusione, il ritorno all’essenziale diventa un’urgenza. E questi insegnamenti, semplici ma solidi, ci offrono un faro per non smarrirci.
Facciamone tesoro. E cerchiamo di applicarli nella nostra quotidianità, perché — come diceva il Santo — “La santità consiste nel fare le cose ordinarie in modo straordinario”.
