La bruttezza non dominerà il mondo

autore: Pierluigi Bianchi Cagliesi
pubblicato il: 16 Giugno 2026
categoria: Cultura

Laudetur Iesus Christus.

Ci sono temi che, a un primo sguardo, sembrano marginali, quasi secondari rispetto ai grandi drammi del nostro tempo; eppure, se osservati con attenzione, rivelano molto più di quanto appaia, perché è proprio attraverso ciò che riteniamo “di costume” che si formano le nostre categorie mentali, i nostri criteri di giudizio, la nostra capacità di distinguere il bello dal brutto, il bene dal male, l’armonia dal disordine. Nulla è irrilevante quando si tratta di educare lo sguardo, perché lo sguardo è la prima porta della mente e del cuore.

Lo vediamo perfino in un ambito apparentemente innocuo, ma molto significativo per la lettura delle epoche, come quello delle automobili. Un tempo ogni Paese aveva una sua fisionomia, una sua scuola, una sua anima: le linee italiane non erano quelle francesi, quelle francesi non erano quelle tedesche, e ciascuna portava con sé una tradizione, una cultura, una mano riconoscibile. Oggi, invece, assistiamo a un processo di uniformazione che appiattisce tutto: SUV giganteschi, forme verticali e aggressive, griglie anteriori che sembrano fauci spalancate, come se l’automobile dovesse comunicare non più eleganza o funzionalità, ma una sorta di forza minacciosa, quasi animalesca. Non è un caso: è un linguaggio, e come ogni linguaggio rivela un mondo interiore, quello di una società che ha smarrito il senso dell’armonia e ha sostituito la misura con l’eccesso.

La stessa uniformità la ritroviamo negli interni, nei cruscotti, negli schermi, nelle proporzioni: tutto si assomiglia, tutto si standardizza, tutto diventa intercambiabile. È la logica del mondo moderno, che produce molto, produce in fretta, produce senza anima, e quando l’anima scompare resta solo la bruttezza, che è sempre il segno di un disordine più profondo. E questo disordine non riguarda solo l’industria automobilistica: lo ritroviamo nell’architettura, nelle nuove chiese che sembrano capannoni industriali, negli edifici pubblici privi di proporzione, negli spazi liturgici senza verticalità, senza simboli, senza respiro. Persino nelle case private, ormai sempre piu simili a grandi sarcofaghi geometrici. È la cultura del minimo, non del migliore; del funzionale, non del significativo; dell’utile immediato, non del bello che educa e innalza.

Eppure, cari amici, tutto questo non durerà. Perché quando il Signore rimetterà ordine nel mondo — e lo farà — anche le forme torneranno a essere ordinate, e la bellezza tornerà a essere il linguaggio naturale della civiltà. La futura società cristiana, quella che nascerà dal Trionfo del Cuore Immacolato di Maria, avrà criteri semplici e luminosi: ogni cosa dovrà essere insieme bella ed efficace, armonica e funzionale, utile e splendente. Non ci sarà più opposizione tra estetica e utilità, tra forma e funzione, tra arte e tecnica, perché ciò che è veramente bello è anche veramente efficace, e ciò che è veramente efficace è anche veramente bello.

Questo principio regolerà tutto: le case, le città, gli oggetti, le chiese, le opere dell’uomo. Non ci sarà più spazio per la bruttezza, perché la bruttezza è figlia del disordine, e il disordine è figlio della ribellione. Quando la ribellione sarà purificata, anche la bruttezza scomparirà, e il mondo tornerà a parlare il linguaggio della bellezza, che è il linguaggio stesso di Dio.

Per questo possiamo dirlo con certezza, senza timore e senza esitazione: la bruttezza non dominerà il mondo, perché il mondo appartiene a Dio, e Dio è Bellezza.

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