Laudetur Jesus Christus, cari amici.
In questo tempo di festa, tra la solennità di Tutti i Santi e la commemorazione dei defunti, siamo immersi in un clima di grazia che ci invita a riflettere su ciò che è eterno, vero e bello. E proprio la bellezza, oggi dimenticata, vilipesa e spesso combattuta, è al centro della nostra meditazione.
Il piano divino e la bellezza originaria
Contemplare la bellezza significa riscoprire il piano originario di Dio, che ha creato il mondo come uno spettacolo ordinato, armonico, splendente. La bellezza è uno degli attributi di Dio, e la creazione ne è il riflesso visibile.
Dio ha posto l’uomo al centro di questo disegno, chiamandolo a cooperare con la sua grazia per far risplendere la bellezza non solo nella materia, ma anche nello spirito. Eppure, la storia dell’uomo è segnata da deviazioni, da ribellioni contro la legge divina, che hanno prodotto un imbruttimento progressivo della società. Dalla rivoluzione luterana alla rivoluzione francese, fino alle politiche moderne che negano Dio e la legge naturale, assistiamo a una degradazione non solo morale, ma anche estetica. La bellezza viene colpita in ogni ambito: nell’arte, nella musica, nell’architettura, persino nel modo di vestire e di parlare. Le nuove chiese, le città, i comportamenti umani sembrano riflettere un mondo sempre più brutto, disordinato, disumanizzato.
La bellezza come via di restaurazione
Eppure, ciò che rimane della civiltà cristiana, anche nelle sue rovine, può ancora essere contemplato. E questa contemplazione non è sterile nostalgia, ma l’inizio di un itinerario inverso: la ricostruzione di un mondo che sia non solo buono e vero, ma anche bello. La bellezza ha un potere trasformante, restauratore. Come diceva il professor Plinio Corrêa de Oliveira, l’esercizio della bellezza può provocare un impatto profondo su chi ci circonda. In un mondo imbarbarito, il semplice contatto con persone che incarnano la bellezza — nel comportamento, nel linguaggio, nella cura del dettaglio — può risvegliare la nostalgia del bene e persino condurre alla conversione.
La bellezza è pedagogica, è missionaria. Non predica con le parole, ma con le tendenze, con l’esempio. Ecco perché ogni cristiano consapevole è chiamato a ricostruire la bellezza attorno a sé: nel modo di vivere, di parlare, di educare, di vestire, di ascoltare musica, di costruire. Ogni ambito è coinvolto, perché nulla può essere sottratto a Dio. La bellezza è un linguaggio che parla al cuore, che risveglia l’anima, che orienta verso il bene.
La bellezza salverà il mondo
Contemplando la bellezza, ci esercitiamo in un atto di resistenza contro la bruttezza dominante. È un atto di fede, di speranza, di carità. La bellezza è un itinerario spirituale, una via di guarigione per le anime incancrenite dal peccato e dalla confusione. Come la società moderna esercita la sua influenza distruttiva attraverso tendenze e modelli corrotti, così noi dobbiamo opporre una contro-tendenza: la bellezza come testimonianza, come fermento, come profezia.
La bellezza, quella vera che è attributo di Dio, convertirà il mondo. Non con clamore, ma con la sua forza silenziosa, con la sua luce discreta, con la sua capacità di toccare il cuore. E allora, cari amici, in questo tempo di grazia, esercitiamoci nella contemplazione della bellezza, nella sua difesa e nella sua diffusione. Perché la bellezza è di Dio, e Dio è bellezza.
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