Amanuensi del futuro: a scuola da Malleus

autore: Pierluigi Bianchi Cagliesi
pubblicato il: 29 Settembre 2026

Nel cuore di un’epoca dominata dall’intelligenza artificiale e dalla velocità digitale, mentre tutto sembra correre verso l’astrazione e la smaterializzazione, esiste un luogo inatteso in cui la scrittura torna a essere gesto, disciplina, arte, respiro. È la bottega di Malleus, l’ultimo grande presidio degli amanuensi italiani, fondata da Enrico Ragni da Albacina, figura singolare e affascinante che ha riportato alla luce un mondo che sembrava perduto, restituendo alla calligrafia la sua dignità di arte cristiana, di scuola di vita, di esercizio dell’anima.

Ragni racconta che tutto nacque da un profumo: quello dell’inchiostro delle elementari, preparato con bustine vegetali e minerali, un odore che dava forma ai pensieri e che trasformava il quaderno in un pentagramma. Da quel profumo nacque una vocazione, e da quella vocazione un progetto che oggi è diventato un castello ricostruito secondo criteri antichi, dove si insegna la teologia della scrittura, si studiano i caratteri storici, si apprendono le tecniche dei monaci medievali, si pratica la disciplina interiore che definisce l’amanuense.

In questo castello, che sembra uscito da una pagina di storia bretone, Ragni ha radunato docenti universitari, psicologi dell’età evolutiva, pedagogisti e sociologi per elaborare una proposta di legge che riporti la calligrafia nelle scuole come materia autonoma. Non come nostalgia, ma come necessità: perché la scrittura a mano è ginnastica del pensiero, come ha ricordato il ministro Valditara nella sua proposta di reintroduzione del corsivo scrittura corsiva, e perché il corsivo permette al pensiero di fluire, di correggersi, di interrogarsi, mentre lo stampatello frammenta la personalità e spezza la continuità del ragionamento.

Ragni osserva i bambini che visitano la bottega: migliaia ogni anno. Guarda come tengono la penna, come muovono la mano, come si irrigidiscono nel gesto. Ogni postura sbagliata è un segnale, ogni tratto rivela qualcosa della loro interiorità. Per questo, accanto alla calligrafia, ha sviluppato la grafologia, disciplina che in Italia ha una tradizione consolidata e che permette di comprendere la personalità attraverso la scrittura.

La storia di Ragni non è lineare: nasce come ingegnere, lavora nello studio di registrazione più avanzato del Centro Italia, collabora con Ennio Morricone, poi una tragedia familiare lo costringe a fermarsi, a ritirarsi in un eremo sopra Albacina, a riflettere. È lì che riemerge il progetto della bottega, custodito per anni nel terzo cassetto della scrivania. Un amico gli regala una penna col pennino piatto: il segno. Da quel momento, Ragni contatta i più grandi amanuensi d’Europa, studia i caratteri antichi, ricostruisce inchiostri precedenti all’anno Mille, impara ad appuntire le penne d’oca, segue la via dei maestri medievali.

Oggi Malleus è una comunità: dodici giovani amanuensi, quasi un piccolo monastero laico, con regole, disciplina, silenzio, studio. Ragni ne è l’abate, custode di un’arte che non può essere sostituita da nessuna tecnologia. Perché un plotter può incidere un capolettera in pochi secondi, ma non può dare l’anima a un tratto di porpora, a una filigrana d’oro, a un blu di lapislazzuli. L’arte dell’uomo è irriproducibile, e ciò che nasce dalle mani porta con sé un mistero che nessun algoritmo potrà mai imitare.

Non è un ritorno al passato: è un ritorno alla verità delle cose. Come accade nel lavoro di Donald Jackson, il celebre calligrafo di Buckingham Palace Donald Jackson, che ha chiesto a Ragni gli inchiostri antichi e le penne d’oca. È la conferma che, mentre il mondo ipertecnologico cresce nella sua virulenza, un’altra realtà silenziosa si sviluppa: quella delle arti che non muoiono, delle tradizioni che resistono, delle forme che tornano a vivere.

E così, nel castello di Malleus, la calligrafia non è solo un’arte: è una scuola di vita, un modo di dare forma al sapere, un ponte tra ciò che è stato e ciò che sarà. Un luogo in cui il futuro non cancella il passato, ma lo raccoglie come nella parabola evangelica: cose vecchie e cose nuove, unite in un’unica bellezza che attende di essere riscoperta.

immagine in evidenza: Malleus a lezione. Da cronachejunior.it

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