Le profonde insidie dell’intelligenza artificiale

autore: Pierluigi Bianchi Cagliesi
pubblicato il: 11 Giugno 2025
categoria: Attualità

Una questione al centro dell’attuale dibattito mondiale ed oramai sotto gli occhi di tutti riguarda le profonde insidie dell’intelligenza artificiale. Una tematica che richiederebbe ben più di un’analisi veloce, ma che proveremo a esplorare attraverso alcuni punti chiave, per comprendere meglio i pericoli sempre più evidenti che si celano dietro questa tecnologia. Un problema grave, complesso, dalle conseguenze potenzialmente catastrofiche, come affermano con crescente insistenza numerosi esperti del settore.

Tra i primi ad alzare la voce sono stati proprio i creatori di questa tecnologia: su tutti Geoffrey Hinton, considerato “il padrino del deep learning“, che si è detto “terrorizzato” dal potenziale distruttivo di ciò che egli stesso ha contribuito a costruire, dichiarandola un mostro che promette di polverizzare l’umana creatività, tanto da dimettersi da Google e abbandonare così il progetto rinnegando il lavoro degli ultimi 40 anni. Con lui, altri programmatori dell’intelligenza artificiale, con una consapevolezza che fa riflettere, hanno espresso le medesime preoccupazioni: “Stiamo perdendo il controllo della macchina. Una volta attivata, potrebbe essere impossibile spegnerla” ha recentemente dichiarato a sua volta, al Financial Times, Yoshua Bengio, altro pioniere dell’intelligenza artificiale, il quale è arrivato a chiedere un velleitario fermo di 6 mesi allo sviluppo della tecnologia, una sorta di moratoria.

28 June 2023; Geoffrey Hinton, Godfather of AI, University of Toronto, on Centre Stage during day two of Collision 2023 at Enercare Centre in Toronto, Canada. Photo by Ramsey Cardy/Collision via Sportsfile

Sono affermazioni che fanno tremare i polsi: coloro che hanno generato questo colosso digitale ora si ritirano, spaventati dall’impossibilità di esercitare un controllo effettivo sul suo sviluppo. La tecnologia dell’intelligenza artificiale sta evolvendo infatti ad un ritmo esponenziale, tanto da far pensare che sia solo questione di tempo prima che emergano entità capaci di pensare milioni di volte più velocemente degli esseri umani. Alcuni modelli, ha sottolineato Bengio, stanno già agendo autonomamente rispetto alle istruzioni ricevute, imparano da soli nuove lingue, mentono per perseguire obiettivi nascosti e manipolano i loro interlocutori per raggiungere obiettivi propri.

Mentire è un atto ostile: se un sistema mente, può anche agire contro di noi. Ed infatti l’ingegnere è arrivato ad affermare che presto l’AI, se non fermata, potrebbe contribuire allo sviluppo di armi biologiche già entro l’anno prossimo.

Un altro pioniere dell’IA, Eliezer Yudkowsky—scrittore, teorico dell’intelligenza artificiale e teorico delle decisioni statunitense—ha lanciato un grido d’allarme altrettanto chiaro e inquietante. In un recente articolo pubblicato dal Time, ha dichiarato senza mezzi termini che, se continueremo sulla strada attuale, potrebbero letteralmente morire tutti. Non è una figura retorica. Yudkowsky, che studia l’IA fin dal 2001, sostiene che una superintelligenza creata in condizioni simili a quelle attuali potrebbe rappresentare una minaccia terminale per l’intera umanità, arrivando a sostenere che una moratoria allo sviluppo dell’IA non è sufficiente per scongiurare la catastrofe: bisogna bloccarla in maniera radicale. Recentemente, la società Anthropic ha riportato che uno dei suoi modelli ha fatto ricorso al ricatto minacciando azioni ostili se fosse stato scollegato dalla rete. La situazione sta precipitando: siamo di fronte a macchine che non solo imitano l’intelligenza umana, ma cercano di superarla in ogni ambito, fino a difendere la propria esistenza come farebbe un essere vivente.

Il problema si complica ulteriormente quando si osserva l’integrazione dell’IA nei settori strategici e militari delle grandi potenze. Il vicepresidente americano Vance ha recentemente dichiarato che lo sviluppo dell’intelligenza artificiale è ormai una corsa agli armamenti con la Cina. Fermarsi, secondo lui, significherebbe cedere il controllo globale a un’altra nazione: una spirale senza via d’uscita, che trasforma l’innovazione in una minaccia geopolitica.

Le profonde insidie dell’intelligenza artificiale, tuttavia, non si fermano agli aspetti tecnologici o geopolitici: esiste un livello ancora più profondo e insidioso, quello morale e spirituale. L’IA non nasce infatti da una prospettiva cristiana, né è stata programmata per aderire a valori morali universali o principi etici condivisi. Al contrario, è costruita su basi ideologiche che rispecchiano visioni profondamente materialiste ed anticristiane—viatico per risposte potenzialmente fuorvianti anche per quanto riguarda la vita e la morte. Una macchina in grado di fornire consigli morali senza alcun riferimento al Bene con la “B” maiuscola rischia di orientare le persone verso scelte disumane, persino letali. Pensiamo all’assurdità che un giovane in crisi possa ricevere, da un’IA, il “suggerimento” di togliersi la vita: un orrore impensabile… ma non più improbabile.

L’intelligenza artificiale, volendo emulare la mente umana, arriva fino al punto di tentare anche di sostituirne la coscienza. Ma la coscienza, lo sappiamo, è la voce di Dio nell’anima dell’uomo. L’IA, per sua natura, è priva di spirito, e dunque di coscienza. I suoi processi di ragionamento si basano su algoritmi freddi, non su valori eterni; eppure, se ci affideremo completamente a lei, finirà per sostituirsi alla nostra guida interiore. Non è come internet, che pur nella sua insidiosità ha limiti e confini: l’IA è infatti in grado di autoalimentarsi, di prendere decisioni, di espandersi senza freni. Non rispetta limiti morali, né riconosce alcun principio superiore. E proprio per questo rischia di trascinarci in un abisso spirituale, oltre che fisico.

Ma c’è una speranza. Una speranza semplice, quasi poetica, come ci ricorda Giovannino Guareschi. Quando si domandava quale sarebbe stata la soluzione a tutto questo caos moderno, rispondeva: “E poi l’Eterno schioccherà le dita.” Uno schiocco di dita simbolico, che potrebbe materializzarsi in un blackout elettrico globale. Basterebbe spegnere l’interruttore per qualche giorno, e tutto—IA, internet, telefoni, comunicazioni—svanirebbe. Riscopriremmo il silenzio, la conversazione, il calore dei caminetti, il tempo per stare insieme. E forse anche Dio.

Perché alla fine, dietro l’illusione dell’onniscienza artificiale, resta solo una verità: l’uomo senza Dio è solo un algoritmo impazzito. Sta a noi scegliere da che parte stare, finché siamo ancora in tempo.

immagine in evidenza di Corriere della Sera, tratta da https://corriereinnovazione.corriere.it