Delirio tedesco e buon senso italiano

autore: Pierluigi Bianchi Cagliesi
pubblicato il: 11 Giugno 2026
categoria: Attualità | Geopolitica

Laudetur Iesus Christus.

Desidero richiamare l’attenzione su un fatto che, pur non essendo ancora una decisione formalmente assunta, rivela tuttavia una volontà precisa: la Germania intende trasformarsi nel più grande esercito d’Europa, un esercito da cinquecentomila unità che non potrà più basarsi sul volontariato e che, secondo le intenzioni del governo, richiederà l’introduzione dell’arruolamento obbligatorio per giovani uomini e donne. È un progetto che non si limita alla dimensione militare, ma che prefigura la costruzione di un esercito europeo sotto guida tedesca, destinato, nelle loro intenzioni, a sostituire la NATO e a diventare il fulcro della sicurezza continentale, mentre la Germania si candida a divenire il principale produttore di armamenti in Europa, sostenuta dalle componentistiche e dalle industrie degli altri Paesi membri.

Tutto ciò avviene in un contesto paradossale, perché a pronunciare queste ambizioni è il cancelliere di un Paese che oggi non rappresenta più quasi nulla dal punto di vista del consenso interno, come mostrano i dati riportati da Der Spiegel sul crollo di popolarità del governo tedesco. Eppure, nonostante questa fragilità politica, Berlino rilancia un progetto unilaterale, tipicamente tedesco, che pretende di imporre all’Europa una direzione che nessuno ha realmente discusso e che molti considerano semplicemente irrealistica.

A ricordarcelo è una voce autorevole del nostro Paese, il generale Fabio Mini, già comandante della KFOR e tra i più lucidi analisti militari italiani. Mini osserva, con quel buon senso che un tempo era patrimonio naturale dell’Italia e degli italiani, che la Germania non possiede né la capacità produttiva né la solidità economica necessarie per sostenere un progetto di riarmo di tale portata. In un’intervista rilasciata a Limes, Mini ricorda che gli Stati Uniti, sostenendo la sola Ucraina, hanno già ridotto di un quarto le loro riserve strategiche di munizioni, e che né loro né l’Europa dispongono delle capacità industriali per sostenere una guerra prolungata. La Germania, aggiunge, non ha neppure le risorse finanziarie per avviare un simile programma: dovrebbe ricorrere al debito, e “con il debito non si comprano né le armi né le fabbriche”, perché un’industria bellica efficiente richiede una prosperità economica che oggi la Germania non possiede più.

È un richiamo di buon senso che smaschera l’inconsistenza di un progetto che pretende di costruire una locomotiva militare su un’economia che ha distrutto la propria industria inseguendo i deliri del green ideologico e le rigidità di Bruxelles. E mentre Berlino sogna eserciti continentali, la NATO — osserva ancora Mini — si avvia a diventare una sorta di società per azioni, un’agenzia di servizi militari e tecnologici a disposizione di chiunque voglia intraprendere una guerra, perché se gli Stati Uniti dovessero davvero ritirarsi, l’Alleanza non avrebbe altra funzione che quella di fornire uomini, mezzi e sistemi di comunicazione. E in ogni caso, ricorda il generale, il 90% degli asset strategici, compresi quelli satellitari, resta sotto controllo americano, che può spegnerli in qualsiasi momento se l’Europa dovesse intraprendere strade non condivise.In questo scenario, mentre il conflitto tra NATO e Russia entra nel suo quinto anno e mentre la tensione tra Stati Uniti, Israele e Iran cresce in un gioco di dichiarazioni e smentite che rivela una pericolosa perdita di controllo, l’Europa appare come un continente che ha smarrito il proprio baricentro, incapace di esercitare buon senso, incapace di leggere la realtà, incapace di riconoscere i limiti della propria fragilità. Eppure, ogni tanto, da qualche voce rimasta fedele alla ragione, emerge un richiamo alla verità: non si costruisce la pace con il delirio, non si costruisce la sicurezza con l’ideologia, non si costruisce un esercito senza un’economia, non si costruisce un futuro senza memoria.

Siamo in un passaggio decisivo, cari amici. Tutto ciò che vediamo — le tensioni, le contraddizioni, le follie — non è destinato a concludersi nel disastro, ma a condurci verso una purificazione che prepara una rinascita. Perché nulla accade fuori dai piani misteriosi di Dio, e tutto concorre alla nostra conversione. E non c’è resurrezione senza conversione.

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