Laudetur Jesus Christus,
cari amici torniamo a denunciare l’ennesima follia che ci arriva da Bruxelles. Ormai è chiaro: dobbiamo prepararci alla guerra in Europa, perché le istituzioni comunitarie stanno costruendo passo dopo passo uno scenario di mobilitazione permanente.
L’Unione Europea è in decomposizione. Decotta. Svuotata. Parla solo chi comanda: Francia, Germania, e, dietro le quinte, la Gran Bretagna. Il resto dei Paesi membri segue come un coro senza voce. Al centro di tutto, la solita portavoce Ursula von der Leyen, con il compito di dare una veste ufficiale a decisioni già prese altrove.
In questo scenario surreale, ogni giorno si invocano nuove emergenze: guerre, pandemie, crisi energetiche, emergenze climatiche. Sempre emergenze, mai soluzioni. E, attenzione, sono emergenze create da chi governa l’Unione. Non c’è nulla di casuale: è tutto sistematico. Lo scopo? Alimentare il caos e spingere i cittadini ad accettare nuove misure restrittive e militarizzanti.
Ecco, allora, la nuova trovata: il kit europeo di sopravvivenza. Una scatola magica per resistere 72 ore in caso di catastrofi. Sembra una barzelletta, ma è parte della strategia ufficiale dell’UE per la “resilienza collettiva”. Dietro le quinte, però, si punta a molto di più: creare una cultura della paura e della subordinazione. Non si tratta solo di preparare le persone, ma di abituarle psicologicamente a vivere in uno stato permanente di crisi.
Questo, cari amici, è il vero obiettivo: militarizzare anche i civili. Si parla esplicitamente di “milizia civile”, di cooperazione tra cittadini e forze armate, di esercitazioni regolari per prepararsi a scenari di guerra, attacchi informatici e minacce ibride. La guerra diventa quotidianità. La cultura della pace viene smantellata pezzo dopo pezzo.
Non sono ipotesi. Parigi, per esempio, sta preparando un manuale di sopravvivenza da inviare a tutti i cittadini entro l’estate: istruzioni su come comportarsi in caso di incidente nucleare, numeri da chiamare, frequenze radio da sintonizzare. E, dulcis in fundo, indicazioni per iscriversi a forze di riserva comunali o militari.
Nel frattempo, però, Bruxelles dice di voler “ricostruire i rapporti con la Russia”. Ma come si può credere a una simile contraddizione? Da una parte si preparano i cittadini a uno scontro frontale; dall’altra si istituiscono commissioni per dialogare con Mosca. È un gioco di specchi, un delirio schizofrenico, dove tutto e il contrario di tutto vengono proclamati nello stesso comunicato.
Qual è la verità?
Che questa Unione Europea sta cercando disperatamente di sopravvivere, allineandosi ora agli USA, ora agli interessi dei grandi gruppi di potere. Si muove senza una direzione, pronta a cambiare rotta pur di non scomparire.
Ma noi non possiamo e non dobbiamo restare inerti.
Dobbiamo leggere tutto questo con uno sguardo cristiano, con la luce della teologia della storia. Perché in questo caos si cela l’opportunità: quella di cooperare con il bene, di costruire isole di verità e carità in mezzo al disordine. Aiutare il prossimo, creare ambienti sani, rifiutare il culto della guerra, rimanere fedeli alla verità.
Cari amici, siamo chiamati a prepararci. Non con scatole di sopravvivenza, ma con il coraggio della fede, con la preghiera, con l’impegno culturale. Perché solo così potremo contribuire al grande processo di ricostruzione della civiltà cristiana.
In un’Europa sempre più orientata alla militarizzazione civile e alla gestione permanente delle emergenze, l’Unione Europea propone l’assurdo “kit di sopravvivenza” per affrontare future crisi. Ma dietro queste iniziative si cela una strategia ben più profonda e inquietante: familiarizzare le popolazioni con l’idea dello scontro, in un continuo scenario di crisi. Luigi Bianchi Cagliesi analizza con lucidità e spirito cristiano i segnali di un’Unione allo sbando, tra follia burocratica e strategie di potere.
