Vivere in modo che il mondo possa dire di voi: “Ecco il Cristo” 

autore: Patrizia Stile
pubblicato il: 9 Maggio 2025

Viviamo in un tempo di grande confusione, in cui vengono imposti nuovi criteri alla base del vivere civile e morale. Si tratta spesso di una forma subdola ma persistente di violenza psicologica, che mina le certezze e i valori tradizionali. In mezzo a questo mutare continuo delle opinioni, esistono però principi che rimangono intatti e immutabili: come le leggi della matematica e delle scienze, così – e ancor più – i concetti divini.

La vera identità del cristiano rimane ancorata agli insegnamenti di Cristo e degli Apostoli. È lì che risiede l’autenticità della fede. Padre Pio, nel nostro tempo, ha saputo rendere viva, concreta e visibile questa realtà cristiana, testimoniandola con la sua vita affinché potesse essere accolta da tutti. I gruppi di preghiera da lui fondati custodiscono, incarnano e trasmettono quella che possiamo definire la “formula autentica” del cristiano. San Paolo diceva: “Siate miei imitatori, come io lo sono di Cristo” (1 Cor 11,1). E Padre Pio, eco fedele di questo spirito, affermava: “Cristo ha voluto fare di me un esempio di grazia, vuole pormi davanti ai peccatori come modello. Fissino dunque i peccatori in me, massimo dei peccatori, i loro sguardi, e sperino in Dio.” Non lo diceva per vanagloria, ma perché – come scrisse – “fisso lo sguardo in Colui che a ciò mi muove, che è la fonte della Sapienza.” 

Dunque, per noi contemporanei bisognosi di esempi concreti a cui ispirarci, il modello è Padre Pio, indicato non dalla sua volontà, ma dallo Spirito Santo: egli ci mostra con la sua vita come incarnare concretamente il Vangelo. Seguendo il suo esempio, comprendiamo che vivere autenticamente la fede significa riconoscere la nostra duplice condizione. Il cristiano infatti porta in sé due vite:

La vita naturale, segnata dalla corruzione e dall’egoismo, che rende l’uomo schiavo delle passioni: lussuria, avarizia, incredulità. È proprio la lussuria, infatti, a generare l’ateismo, diventando una strategia delle forze laiche per allontanare l’uomo da Dio. L’ira, l’avversione e la malizia feriscono interiormente il prossimo; mentre la bestemmia, il linguaggio impuro e la menzogna lo feriscono esteriormente.

La vita soprannaturale, che nasce nel cristiano con il Battesimo. In quel momento veniamo liberati dal peccato e innestati in Cristo, diventando tempio del Dio vivente. Siamo chiamati a diventare “piccoli Gesù”, rivolti alle realtà del Cielo, non attaccati alle cose del mondo. Come scrive San Giovanni: “Quando Cristo, nostra vita, si manifesterà, allora anche noi saremo simili a Lui, perché lo vedremo così come Egli è.” (1 Gv 3,2)

Tuttavia, il Battesimo non elimina le passioni. Per questo il cristiano deve imparare a mortificarle, come esorta San Paolo: “Mortificate dunque ciò che in voi è terreno” (Col 3,5). Per vivere secondo questa vocazione divina, il cristiano è pertanto chiamato a riconoscere la propria identità profonda, radicata nella relazione con il Creatore, comprendendo che egli è immagine di Dio in due modi:

• per natura: dotato di intelletto, memoria e volontà;

• per grazia: santificato dal Battesimo, che imprime nell’anima la bellissima immagine di Dio.

Sostenuto dalla grazia, il cristiano è chiamato a vivere ogni situazione della vita come occasione di crescita spirituale, consapevole che nel suo cammino egli può trovarsi:

in uno stato di prosperità: allora è chiamato a esercitare misericordia, bontà, umiltà e modestia verso il prossimo; oppure

in uno stato di avversità: deve allora praticare la pazienza, sopportare le difficoltà, e perdonare con cuore sincero.

Tutto questo converge in ciò che San Paolo definisce “il vincolo della perfezione” (Col 3,14): la carità, che ci rende davvero figli dell’unico Padre. Ecco che per giungere a questa carità non è sufficiente la semplice buona condotta – ammesso che l’uomo ne sia capace da solo, di buona condotta: l’Apostolo indica invece due strumenti fondamentali:

la lettura assidua della Sacra Scrittura e dei testi che trattano delle cose di Dio;

la meditazione profonda, capace di penetrare il senso delle Scritture.

In sintesi, il cristiano è chiamato a vivere in modo che il mondo possa dire di lui: ecco il Cristo. Il tutto, sempre, a gloria di Dio, come ci ricorda ancora San Paolo: “Qualunque cosa facciate, in parole o in opere, fate tutto nel nome del Signore Gesù” (Col 3,17).