Il nostro tempo è segnato da eventi gravi, epocali, che ci impongono di consolidare la nostra vita spirituale. Non possiamo più permetterci una fede sentimentale, debole, passeggera. È giunto il momento di edificare una spiritualità solida, radicata nella volontà e nell’esercizio costante della fedeltà.
Tulsi Gabbard, attuale direttrice dell’intelligence americana, ha recentemente lanciato un allarme: ci troviamo oggi più vicini che mai alla soglia dell’annientamento nucleare. Lo ha fatto a Hiroshima, città martire del 1945, parlando davanti al memoriale dell’epicentro. Le sue parole – cariche di commozione e gravità – evocano il rischio reale di una nuova catastrofe nucleare, innescata dalla follia di élite che giocano con la guerra, ben protette nei loro bunker, mentre le popolazioni resterebbero esposte al disastro.
La Gabbard non fa nomi, ma il riferimento è chiaro: le attuali strategie di guerra, le provocazioni continue, il riarmo globale, sembrano spingere l’umanità verso un baratro senza ritorno. Eppure, in questo scenario inquietante, la Chiesa tace, e molti credenti restano spiritualmente impreparati.
È qui che entra in gioco la vera domanda: come possiamo reggere a questa pressione spirituale e storica se la nostra devozione è fragile, se la nostra fede è fatta di emozioni passeggere?
Chi si affida al solo sentimento non può resistere all’urto degli eventi. Solo chi ha formato una spiritualità disciplinata, costruita sulla volontà e sulla fedeltà quotidiana, potrà affrontare le prove. È questa la lezione dei santi, dei nostri padri nella fede, come san Pio da Pietrelcina.
Padre Pio, alla domanda su cosa fare nei tempi difficili, rispondeva con parole semplici ma definitive: vita di grazia, confessione, comunione, santo Rosario. Non c’è bisogno di moltiplicare pratiche e devozioni. Non serve rincorrere mode spirituali o entusiasmi effimeri. Serve fedeltà. Anche quando “non ci sentiamo”, dobbiamo pregare. Anche quando tutto va storto, dobbiamo restare saldi nei nostri doveri cristiani.
La fede non è fuga nel sentimento, ma esercizio costante della volontà.
E poi, la grande consegna di Padre Pio: «È la fede dei vostri padri!» Tre volte lo ripete, quasi a scolpirlo nel cuore: tornare alla Tradizione, alle verità solide e immutabili. Non dare più retta a nessuno, cioè a tutte le voci confuse che oggi ci distraggono e ci sviano. È tempo di usare bene il tempo, di non perderlo, di non dissiparlo in chiacchiere, curiosità e vane ricerche.
Cari amici, il sacrificio più gradito oggi potrebbe essere proprio questo: non perdere tempo.
