Laudetur Iesus Christus.
Viviamo in un’epoca in cui la rivoluzione non si presenta più con argomenti, ma con tendenze. Non punta a convincere, ma a sedurre dall’interno. Non ragiona, ma plasma comportamenti. Come insegnava Plinio Corrêa de Oliveira, la battaglia oggi è tendenziale: si combatte, cioè, sul piano degli atteggiamenti, dei gesti, dei modi di essere. E proprio qui si gioca la sfida della tradizione: non come reazione nostalgica, come purtroppo più di qualcuno in casa cattolica oggi è portato a credere e promuovere, ma come proposta viva di un modo di vivere più umano, più bello, più cristiano.
La tradizione cattolica non è un museo. Non è una cosa stantia, una teca chiusa, né un elenco di cose da ripetere per dovere. È invece un organismo vivo, che respira, cresce, si perfeziona: un forziere da cui, come dice il Vangelo, si traggono cose vecchie e cose nuove. È un patrimonio che si arricchisce, non che si chiude. E l’innovazione, quando nasce da questo cuore, non rompe con la tradizione: la porta a compimento. Non è e non dev’essere cedimento al mondo o arrendevolezza alle mode passeggere, ma capacità di discernere e riconoscere ciò che nel mondo può essere redento, elevato, integrato. Questo è il segreto che la visione cattolica custodisce da secoli, e che oggi, in un tempo di confusione e di vortici, torna a essere urgente.
Oggi, più che mai, è necessario un apostolato tendenziale: non solo parole, ma comportamenti che parlano. Contro la volgarità, siamo chiamati ad anteporre l’educazione e la gentilezza. Contro l’istinto, la dignità. Contro l’indifferenza, il pudore. Un modo di vestire, di parlare, di camminare che esprima bellezza e ordine, non per estetismo, ma per testimonianza. Perché il modo di essere precede il modo di pensare. E un comportamento retto protegge la vita interiore, la custodisce, la rende feconda.
La tradizione, così intesa, è perciò un principio dinamico: non si difende chiudendosi, ma piuttosto aprendosi con discernimento. Non si conserva per paura, ma si genera per amore. È come la legge evangelica: non abolisce, ma compie. E in questo compimento, si innesta anche ciò che nel presente può essere buono, vero e bello. La somma del patrimonio del passato con il meglio del presente è ciò che fa crescere la tradizione. Per questo è necessario per noi mantenerci disponibili a lasciarci continuamente educare formandoci nelle virtù cristiane coltivando la conoscenza e la preghiera, lasciando da parte certi comportamenti talvolta snobistici e settari che caratterizzano certe forme di vivere la fede legate non alla traditio cristiana cattolica ma ad un tradizional”ismo” formale e infecondo.
In un mondo che si corrompe nei comportamenti e che coltiva il degrado, la risposta non è solo dottrinale: è esistenziale. È offrire modelli di vita che attraggano, che convertano, che parlino senza parole. È vivere in modo tale che chi ci incontra percepisca un ordine, una luce, una bellezza che non si impone, ma si irradia – la bellezza di Cristo. È questo il segreto: innovare nella tradizione, per preparare il terreno al trionfo del Cuore Immacolato di Maria, che sarà anche il trionfo di un mondo nuovo, ordinato, decoroso, cristiano.
